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Cultura e politica

Questa sezione del blog raccoglie alcuni articoli, riflessioni e studi su questioni riguardanti la vita politica, sociale e culturale del nostro Paese e della comunità internazionale nella quale il nostro Paese è inserito.

Siamo sempre più convinti – rimanendo in questo fedeli agli insegnamenti di Rodari e Calvino – che il Castello di Pierina non possa chiudersi al mondo esterno; che – alla Calvino – si possa anche “salire su un albero” (come il Barone Rampante) per guardare con un minimo di distacco il mondo e poi giudicarlo, anche duramente – se necessario.

Umiltà vuole che le riflessioni e gli studi inseriti nella sezione siano ispirati al principio della mera probabilità e della assoluta cautela. Simone e Mario non ritengono che sempre e necessariamente  “la verità stia a sinistra”, ma che essa nemmeno abiti perennemente le regioni politiche della “destra”. E nemmeno, popperianamente, che la verità definitiva abiti nelle loro (di Simone e Mario) teste. Il sistema di riferimento valoriale (brutta espressione, ma alla moda) a cui ci ispiriamo non è necessariamente ascrivibile o inquadrabile all’interno di un preciso modello partitico. Non faremo partitica, ma politica sì! Se – in senso lato – “politica” è l’arte della convivenza civile, allora la sezione è senza meno volutamente politica. E non risparmieremo giudizi trancianti, se lo riterremo opportuno. Riteniamo sia giunta l’ora (anzi, riteniamo che l’ora sia già abbondantemente passata!) per far sentire il nostro parere riguardo a determinate questioni politiche e morali che attraversano la nostra cultura. E che sia giunto il momento di dire con chiarezza un bel “basta!” a certe derive culturali e immorali (ebbene sì, siamo anche dei “moralisti”!) che riguardano la nostra convivenza civile. Se si vorrà civilmente criticare i nostri giudizi, le critiche saranno ben accettate; se si perderà per strada qualche amico e qualche opportunità commerciale (leggasi: vendita di copie di libri), pazienza! Vorrà dire che “con Dante ci faremo un panino”, come suggeriva non molto tempo fa il signor Tremonti (e torneremo anche su questo, non dubitate!).

Onestà e sincerità esigono che non si possa sempre tacere! Che non si debba avere “animo di schiavi”. Molto abbiamo appreso, in questo, dalla lezione di Piero Gobetti e della sua “Rivoluzione Liberale”.

La responsabilità morale esige che ci si debba impegnare. Molto abbiamo appreso, in questo, dalla lezione di Gianni Rodari: «[Di errori] da correggere, però, ne restano ancora tanti: rimboccatevi le maniche, c’è lavoro per tutti quanti!» (dalla conclusione di Favole al telefono).

Umiltà, onestà, sincerità… Sincerità: sine cera esse, come spiega S. Natoli (L’edificazione di sé). Essere senza cera, senza maschera. Esattamente quello che vogliamo provare a fare e a essere. Non è detto, poi, che la sincerità coincida con la verità: una persona sincera può sbagliare, ma ha comunque l’intenzione della verità. E vuole comunque «dire tutto e dire in faccia» (sempre da Natoli).

Sincerità e favole. Sì, perché la favola vuole essere anche questo: un discorso sinceramente politico che contribuisca all’arte della convivenza civile.

Marzo 2011

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